Benvenuti su Piazza Germania


“Chi non é mai andato via, non capisce il ritorno a casa”.

Francescopaolo Marino

“Vorrei iniziare con una piccola storia sull’immigrazione. La nuova generazione potrebbe non conoscere questa storia per me cosí importante. Grazie!”

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Dal 1861 circa 30 milioni d’ italiani hanno cercato fortuna all’estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.

L’emigrazione Italiana – Storia su RAI 3 [Durata: 1h 12min]

Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra ‘800 e ‘900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.

A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.

Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l’Argentina e l’Uruguay.

E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l’avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l’emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.

A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l’abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l’annuncio di un vasto programma di colonizzazione.

Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.

Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l’umiliante filtro dell’ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l’integrazione.

Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell’inglese nelle comunità.

Pregiudizi. Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, “ma nemmeno palesemente negri“. In Australia, altra destinazione, erano definiti “l’invasione delle pelle oliva”. E poi ancora “una razza inferiore” o una “stirpe di assassini, anarchici e mafiosi“. E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: “Non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto“.

Autore: Giuliana Rotondi/Focus

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Fondatore ‘Piazza Germania’ Francescopaolo Marino

4 risposte a "Benvenuti su Piazza Germania"

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  1. Salve. Io vi ho scritti un po‘ di tempo fa ma nessuna risposta via email. Sono incinta e già da prima avevo chiesto se c’era un ginecologo/a che parla italiano nei dintorni di Berndorf, neuwied, oppure Koblenz.. Cmq problema già risolto.. Attualmente mi servirebbe un dermatologo/a è un dentista che capisce oppure parla italiano.. Sempre vicino alle città scritte prima.. Grazie mille

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